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Giorgio Nebbia spiega come l’ineguale distribuzione geografica delle materie prime sia alla base dei conflitti per conquistare o controllare le risorse agricole, le foreste, i minerali e le fonti d’energia. La crescita dell’attuale economia di libero mercato – spiega Nebbia – sia nel Nord sia nel Sud del mondo, richiede, per la produzione di merci, crescenti quantità di materie prime. Inoltre, il “consumo” (o, meglio, l’uso) delle merci produce crescenti quantità di rifiuti gassosi, liquidi e solidi mentre in natura l’equilibrio fra organismi produttori e consumatori non porta mai ad accumuli ed eccessi di nessun tipo, non certo di beni e ricchezze ma neanche di scorie e rifiuti che quando prodotti diventano immediatamente nutrimento per altri organismi decompositori.
Nei paesi industrializzati, che sono i principali “consumatori” di materie prime e merci e di conseguenza i maggiori produttori di rifiuti, la capacità di ricezione da parte delle acque e del suolo si va riducendo, e questo dà luogo ad un “commercio” di merci negative o “cattive” verso i paesi in via di sviluppo. Talvolta si installano le attività inquinanti, sia agricole sia industriali, in paesi poveri in cui i controlli sull’inquinamento sono meno rigorosi.
Altri noti esempi della violenza delle merci nei paesi in via di sviluppo sono i grandi complessi idroelettrici che alterano l’equilibrio ecologico del paese; le monocolture che richiedono grandi quantità di pesticidi proibiti nei paesi sviluppati; il finanziamento del taglio delle foreste per ottenere pascolo per il bestiame la cui carne è richiesta dai paesi sviluppati. Questa violenza è causa di conflitti locali e di migrazioni, dell’impoverimento ulteriore di paesi già poveri in nome della crescita dei profitti dei paesi industrializzati.
Enzo Ferrara