Paradigmi scientifici e materialismo storico
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L'Ape e l'Architetto , apparso per la prima volta sugli scaffali delle librerie italiane nel 1976, è senza dubbio uno dei testi che ha maggiormente contribuito a cambiare il modo di leggere i rapporti tra scienza, storia e assetti sociali.
Uno dei principali intenti del volume era stato quello di portare la riflessione sul carattere storico della scienza fuori dalle strettoie tanto di una critica distruttiva della scienza quanto di una sua santificazione come sapere assoluto e oggettivo. Missione intrapresa ma non compiuta se, ancora oggi, la critica alla neutralità dei saperi scientifici è spesso accolta con imbarazzo quando non con fastidio. Atteggiamento cui fanno da contraltare elaborazioni che trasformano la critica al neutralismo scientifico in critica allo statuto stesso della scienza. Il tertium di una storicizzazione della scienza che ne sappia preservare le specificità metodologiche resta quindi, allora come ora, una porta stretta ma necessaria: necessaria per chi la scienza la fa, per chi la racconta e per chi ritiene di doverla guidare. E anche per tutti, indifferentemente, utilizzatori più o meno coscienti delle tecnologie non neutre che la scienza genera.