Per il taglio di 220 mila faggi nel Bosco del Cansiglio
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“Vi consegno le mule!” concluse il Soprintendente ed io gli resi lo sguardo d’intesa. Finalmente, invocata la divina protezione (...)
LE MEMORIE DI VETTOR GABRIEL
La polizza d’incanto
“Vi consegno le mule!” concluse il Soprintendente ed io gli resi lo sguardo d’intesa.
Finalmente, invocata la divina protezione, prendemmo le rampe del sentiero per salire a Tambre. Facevo parte della comitiva perché l’affare mi era noto fin dal suo nascere, ne conoscevo benissimo la storia per aver tenuto fra le mani le carte più importanti.
Tutto era cominciato quando il Reggimento all’Arsenal aveva messo all’asta il taglio di 250.000 faggi in Cansiglio e precisamente nelle Baldassare ed in Cadolten, località suddivise rispettivamente in 15 ed in 10 aree, o prese, in ognuna delle quali si dovevano abbattere 10.000 piante: la metà, ritenuta buona per le navi, doveva andare all’Arsenale e la metà, non utilizzabile per il cantiere, restava a disposizione di chi l’avesse acquistata ad un prezzo ritenuto congruo per ogni area.
Mentre il legname destinato all’Arsenale sarebbe stato tagliato via via secondo le richieste del Reggimento, quello venduto poteva essere trasformato in carbone nei luoghi autorizzati e comunque doveva essere condotto fuori dal bosco entro cinque anni. La scelta delle piante e le regole d’un lavoro ben fatto sarebbero state demandate al personale responsabile della selva.
Se la Serenissima Repubblica non ebbe mai rivali nelle costruzioni navali, altrettanto non li ebbe per lo studio dei boschi destinati ad alimentarle. Se gli studi sui boschi furono sempre vasti e profondi, senza dubbio quelli che portarono al bando lanciato dal Reggimento furono i più vasti e profondi nell’arco di molti secoli per il Cansiglio, la riserva più ricca di faggi dello stato. Gli agronomi dell’Accademia Agraria di Belluno produssero innumerevoli memoriali, i Capitani inviati a rotazione nel bosco espressero moltissime relazioni, il Reggimento e l’Inquisitorato all’Arsenal presentarono ripetutamente al Senato, massimo organo legislativo, le loro scritture sull’argomento di quel bosco. Il Senato emanò ripetuti decreti per la sua salvezza ed il bando per il taglio dei 250.000 faggi rappresentava un primo intervento limitato alla centesima parte del capitale arboreo.
Documento
24 maggio 1792 – Polizza d’incanto emessa dal Reggimento all’Arsenal
Si delibera al pubblico incanto dagli Illustrissimi ed Eccellentissimi Signori Provveditori e Patroni all’Arsenal il taglio delle prese qui a piedi indicate con i patti e condizioni che dovranno tutte essere in ogni tempo esattamente osservate.
I – Saranno divise e separate le due Valli contenute nel Pubblico Bosco del Cansiglio, nominate una delle Baldassare e l’altra nelle vicinanze di Cadolten, la prima in 15 prese ed in 10 la seconda e conterranno ognuna di esse piante di faggio 10.000.
II – Verrà delle suaccennate 10.000 piante per presa deliberata la vendita per sole 5000 per presa giudicate decisamente inutili agli usi dell’Arsenal, coi patti, modi e condizioni seguenti, riservate a pubblica disposizione quelle che fossero riconosciute atte agli usi della Casa dell’Arsenal.
III – Saranno esse piante vendute sempre in piedi, né potranno da chi assumerà il partito d’una, o più delle 25 prese suddette, essere recise se non saranno le piante da tagliarsi state prima bollate col martello indicante la loro destinazione agli usi privati dal Capitano del Bosco ed alla presenza del Spraintendente ed Assistente, che dovranno invigilare perché noon si ecceda nel taglio, o non sia intentata, o commessa alcuna frode.
IV – Saranno le piante contenute nelle prese stesse deliberate a chi fra gli offerenti farà esibizione più vantaggiosa al pubblico interesse non inferiore ai soldi 21 per le piante nelle 15 prese della Valle detta delle Baldassare e non inferiore ai soldi 19 per le altre 10 della Valle detta di Cadolten, con la riserva delle polizze secrete a metodo delle leggi.
V – Resta nella piena libertà di chi assumesse tali imprese l’eseguire tali tagli in qualunque tempo credesse esser più utile e più vantaggioso al proprio interesse, ma dovrà, ad intera esecuzione del capitolo III, far avvertire almeno otto giorni prima il Sopraintendente e Capitanio.
VI – Dovranno dagli abboccatori suddetti essere recise ed estratte dal Bosco le appaltate 5000 piante per presa nell’inalterabile termine di cinque anni al più, cioè a piante 1000 per presa all’anno almeno, ed in tanto minor tempo e maggior numero di piante, oltre le 1000, quanto dagli abboccatori stessi fosse creduto più conferente al proprio loro comodo ed interesse.
VII – Le piante bollate per loro conto saranno da essi recise a fior di terra, o estirpate a seconda delle prescrizioni che loro saranno state imposte dalla Soprintendenza.
VIII – Non potranno i faggi medesimi essere ridotti in altri usi fuor che in borre e carboni.
IX – Per la più facile e meno dispendiosa verificazione di tali oggetti verranno dalla Sopraintendenza ai Boschi suddetta destinati alcuni luoghi opportuni ed innocui per il Bosco per l’erezione dei carbonili necessari ad uso di essi abboccatori onde formar possano i loro carboni di quelle piante che non avessero ridotte e trasformate in borre.
X – Dovranno cadere interamente a peso degli abboccatori stessi tutte le spese che per ridur ad effetto o l’una, o l’altra delle suindicate operazioni che si rendessero necessarie e saranno pure a loro carico tutte le altre per il taglio delle piante medesime, sboscazione, sramazione, trasporto e trasformazione in borre e carboni.
XI – Dovranno di anno in anno gli abboccatori, prima di dar principio al taglio, depositare nella Fiscal Camera di Belluno anticipatamente la metà del valore delle piante che volessero tagliare in quell’anno e l’altra metà poi dovrà essere da essi contata dopo terminato interamente il taglio suddetto dell’anno e così dovrà essere successivamente di anno in anno praticato.
XII – Perché poi si abbia una traccia certa che sia stata eseguita la condizione suddetta, non potranno cominciare nel primo anno i tagli stessi se non avranno prodotto alla Sopraintendenza la relativa copia di partita indicante la metà del pagamento eseguito nella Camera suddetta e negli anni successivi al primo dovranno, oltre la copia di partita, presentarne un’altra comprovante il totale compiuto contamento da essi fatto ad intera soddisfazione delle piante nell’anno antecedente tagliate.
XIII – Dovranno essi affatto dipendere dalla Sopraintendenza e dalle scritte sue commissioni.
XIV – Senza diminuzione del numero prestabilito al taglio dovranno lasciar in piedi per pubblico conto ed a disposizione della Sopraintendenza quelle piante che potessero servire per formare le siepi attorno che difendono le prese dagli animali che s’introducono a devastarle.
XV – Mancando alcuno degli abboccatori stessi di contare, come si è detto di sopra, la metà del valore delle piante da recidersi prima di dar mano al taglio, o se in prosecuzione di condotta mancasse ad alcuno degli suespressi patti, obblighi e condizioni, s’intenderà subito decaduto dall’impresa e reincantata la presa, o prese da lui abboccate, a di lui spese, danni ed interessi.
Le 15 prese da deliberarsi nella Valle detta delle Baldassare
1, La presa incomincia nella Val di Piera, confina a Levante colle Canaje, a Mezzodì la strada del Bosco.
2, 3, 4, 5 – Cominciano nella Val di Piera e finiscono colla strada medesima.
6, 7 – Cominciano sulla strada che va in Campo Largo e finiscono al troi di Frassen
8 – Comincia al Campo Largo e finisce al medesimo troi. Vi si lascerà il primo esterno filone di piante.
9 – Comincia sul Campo Largo e finisce sulla Volta di Campon. Vi si lascerà il primo esterno filone di piante.
10 – Comincia sullo stradone e finisce sul medesimo punto. Vi si lascerà il primo esterno filone di piante.
11 – Incomincia e finisce sulla Costa di Val Manera. Vi si lascerà il primo esterno filone di piante.
12 – Comincia sulla detta Costa di Val Manera ed è confinata dal troi del Frassen.
13 – Comincia sullo stradone delle Canaje e finisce al troi di Frassen. Vi si lascerà il primo esterno filone di piante.
14, 15 – Cominciano sullo stradone delle Canaje e finiscono al troi di Frassen.
Le 10 prese da deliberarsi nella Valle detta di Cadolten
1 – Comincia sul Campo di Mezzo verso Mezzogiorno e finisce a Settentrione colla strada del Pianuzzet e si estende sino all’estremità del Bosco verso Sera.
2 – Comincia a Levante del Campo di Mezzo confinata dalla strada di detto Campo.
3 – Comincia sul detto Campo di Mezzo verso Settentrione, confinata lungo la sommità del monte sovraesposto.
4 – Comincia sull’etremità del Bosco, confinata a Mezzodì sulla sommità del monte sovraesposto.
5 – Comincia e si estende a Levante del Campo di Sora.
6, 7 - Cominciano sul Campo di Sora verso Settentrione e si estendono verso la costa sotto il Campo di Sora.
8 – Comincia dalla Valle detta del Varotter e si estende a Levante sino al Campo di Sora, a Settentrione verso Monte Croce.
NB – Delle 8 prese suddette saranno lasciate le piante che formano ilprimo esterno filone, che in tutti i luoghi va dal Campo di Mezzo al Campo di Sora.
9, 10 – Cominciano dall’estremità del Bosco e s’estendono verso il Monte Croce.
Amministrazione Forestale Veneta b. 83
(...)
INDICE
LE MEMORIE DI VETTOR GABRIEL
La polizza d’incanto 11
L’offerta di Giuseppe Rova 18
Le proteste del Reggimento 33
La prima parte del contratto 41
La seconda parte del contratto 49
La terza parte del contratto 65
La quarta parte del contratto 69
Il perfezionamento del contratto 72
Le richieste del Reggimento 79
Le lettere del Capitano 85
La vertenza con il Comune di Farra 97
Le lettere del Soprintendente 111
La rottura del contratto 133
Le mule sequestrate 150
L’incarico per Odoardo Collalto 159
L’ispezione di Odoardo Collalto 164
La prima parte della relazione 178
La seconda parte della relazione 189
La terza parte della relazione 198
La quarta parte della relazione 203
La chiusura della relazione 210
Il bilancio di Giuseppe Rova 213
Il decreto finale 219
OLTRE LE MEMORIE DI VETTOR GABRIEL
Il processo di Valentino Rova 235
Il legname fradicio 261
APPENDICE
GLOSSARIO