A Gaza è in corso un genocidio contro il popolo palestinese. Dall'Associazione Fonti di Pace riceviamo e pubblichiamo questo aggiornamento sulla situazione nella Striscia di Gaza.

La crisi umanitaria nella Striscia di Gaza è in peggioramento.

Nonostante la "tregua" gli attacchi israeliani non sono cessati. Il Ministero della Salute indica che dal dichiarato "cessate fuoco" ottobre 2025 i morti sono stati 832 e 2354 i feriti.  Il numero di vittime dal 7 ottobre 2023 è di 72.612 morti e 172.457 feriti.

L'ultimo report dell'Ocha, 1 maggio 2026, riporta che il piano di aiuti annuale per Gaza ha ricevuto dalla comunità internazionale solo l’11,5% dei 4,06 miliardi di dollari necessari. 
Sempre secondo i dati Ocha c'è stato un calo  del 37% nel volume di aiuti entrati tra gennaio e marzo 2026 rispetto alla fine del 2025 e l'inflazione ha raggiunto il 305%. La scarsità di cibo alimenta il mercato nero. Negli ultimi mesi il prezzo di un sacco di farina di 25 kg costava circa 40 Nis (circa 11 euro), oggi il prezzo può oscillare fino a 130 Nis (circa 37,50 euro).
Secondo l’Onu, negli ultimi mesi, 1.800.000 persone sono state costrette a sfollare più volte in "ripari" improvvisati senza acqua potabile e servizi igienici.

Il territorio a disposizione dei gazawi è sempre più ridotto.
La Striscia di Gaza è un piccolo territorio lungo 41 km e largo tra 6 e 10 km, per un’estensione totale di circa 365 km2 e si trova in una posizione geografica molto delicata, perché  punto di passaggio tra il  Medioriente e l'Europa.
Nonostante le piccole dimensioni, la Striscia è molto popolata, circa 2.200.000 abitanti dei quali il 70% sono profughi del 1948 e 1967. La densità è elevatissima, superiore a 5.500 persone per km2; per fare un confronto in Italia la densità media è di 196 persone per km2.
Oggi le forze di occupazione israeliane occupano il 57% del territorio della striscia di Gaza, “linea gialla”, costringendo la popolazione a vivere ammassata in circa 180 km2, oltre 10.000 persone per km2.

Il capo di stato maggiore dell'esercito israeliano ha dichiarato che  la “linea gialla” è “una nuova linea di confine”, anche se precedentemente  fosse stata intesa come una demarcazione temporanea.
Tra la "linea gialla" e il territorio dei palestinesi una lingua di terra, 11%, è stata  riservata alla consegna degli aiuti umanitari sotto coordinamento israeliano e le organizzazioni internazionali,  Unrwa, Unicef, O.M.S. 
L’ONU ha indicato che le aree da utilizzare per la raccolta degli aiuti umanitari sta diventando sempre più rischiosa, perché non chiaramente definita: non si sa dove iniziano o finiscono le linee. Un giorno, il confine è in una posizione e il giorno dopo si “sposta” senza preavviso.
La "linea gialla"  è segnata in alcuni punti da blocchi di cemento giallo o da avamposti fortificati, se ne contano 32. I palestinesi  si  svegliano e  trovano che la linea si è "mossa" durante la notte, finendo così  in “una zona di libero fuoco”.
L'ONU ha riferito a marzo di essere stata informata che la linea era andata avanti e che 10 strutture delle Nazioni Unite erano dalla parte sbagliata, compresi i rifugi di emergenza per gli sfollati.
 
Una volontà per mettere il maggior numero possibile di palestinesi su un territorio ridotto e costringerli a lasciare Gaza causa l'assenza di lavoro e sostenibilità, in una Gaza continuamente bombardata e ridotta a macerie.
 
La sopravvivenza per i palestinesi è una sfida continua.

Il sistema fognario è quasi totalmente fuori uso. Solo 16 stazioni di pompaggio su 73 sono attive, con il risultato che 40mila metri cubi di liquami vengono sversati ogni giorno tra le tende degli sfollati. L'Unrwa che gestisce i luoghi dei rifugiati segnala una massiccia infestazione di ratti che invadono le tende e i luoghi di sfollamento. 
L’acqua scarseggia e la popolazione è costretta a lavarsi con l'acqua salata del mare. Nei pochi ospedali rimasti parzialmente operativi, 16 su 38, donne, uomini e bambini arrivano con il corpo devastato da eruzioni cutanee causate dalla scabbia e da altre infezioni cutanee contagiose. Causa queste situazioni sanitarie la popolazione oltre alla sofferenza vive anche un isolamento sociale causato  dal  timore del contagio. 

L'illegale blocco israeliano continua a limitare  l'accesso di farmaci e vaccini causando una diffusione incontrollata di epatite, malattie esantematiche e infezioni parassitarie.
Una comunità costretta alla sofferenza. 
 
Cosa possiamo fare.
Fin dal suo inizio, gennaio 2025, il progetto di una "scuola tenda" si è rivelato un’ancora di salvezza. Un progetto di sopravvivenza per i bambini e le bambine che da ottobre 2023 non possono più frequentare la scuola.
 
Il nostro obiettivo è continuare ad offrire un ambiente educativo  e stabile per bambini e bambine, che possono seguire lezioni di lingua araba, inglese e matematica. Disegno, recita, canto completavano le attività.

Continuare a garantire il diritto all’istruzione, ma non solo, un aiuto ad affrontare il trauma dell’aggressione, degli sfollamenti, della distruzione in corso.

Ci scrive da Gaza la nostra coordinatrice Maisa:
“C’è tutto il nostro forte impegno a proseguire il progetto nonostante le molteplici difficoltà perchè crediamo che il lavoro deve essere non solo di insegnamento e formazione, ma anche di incoraggiamento per i nostri bambini a credere che un futuro migliore li aspetta”.
 
Oltre al progetto della scuola tenda Fonti di Pace continua a mandare aiuti per l’acquisto di generi alimentari, acqua, kit igienici. In questi giorni verranno distribuiti abiti a bambini e bambine

Fonte: Fonti di Pace - 5 maggio 2026

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LA NOSTRA SOLIDARIETA'
Siamo al fianco del popolo palestinese con una azione di solidarietà che si esprime attraverso il sostegno diretto al Progetto  "Scuola Tenda" a Gaza.

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