Lettera di Danilo Selvaggi, direttore generale della Lipu sulla situazione politica americana.

La scorsa settimana Donald Trump ha licenziato 1000 dipendenti del National Park Service, 3000 del Forest Service, 400 dell'Epa (l'Agenzia per la protezione dell'ambiente) e 1000 Park rangers.

Inoltre, ha annunciato (12 febbraio) la nomina di Brian Nesvik alla direzione dello U.S. Fish and Wildlife, l'istituto federale per la natura che fu di Rachel Carson e che per primo scoprì i danni del Ddt sulla vita selvatica. Nesvik, militare di carriera (Guardia nazionale) e già direttore del Dipartimento Caccia e Pesca del Wyoming, "ha una lunga storia di uccisioni indiscriminate di grizzlies e di lupi, abbattuti con i mezzi più vari tra cui l'investimento con veicoli" (Sierra Club).

La nomina di Besvik, che andrà confermata dal Senato, è stata accolta con entusiasmo da cacciatori, agricoltori e vari amministratori statali, anche in relazione alla possibile revisione della legge federale sulle specie protette (Esa, Endagered species act), in modo da dare più poteri diretti agli stati, ad esempio proprio nella gestione dei grizzlies.

La rimozione di migliaia di operatori naturalistici e la loro sostituzione con funzionari "Maga", mirata all'abbassamento del sistema pratico di tutele ambientali, anticipa quello che, a breve, dovrebbe essere lo smantellamento del sistema cognitivo e normativo di conservazione della natura negli Stati Uniti e, al tempo stesso, il via libera a una potente serie di interventi estrattivi, di gas, petrolio eccetera, dentro il (o a ridosso del) territorio protetto.
Ripeto: smantellamento cognitivo e normativo. Le due cose (conoscenze scientifiche e leggi) assieme.

Soprattutto, racconta la mentalità alla base del "Fare l'America di nuovo grande" sotto il profilo naturalistico: riportare in auge una concezione pre-ecologica della realtà nella quale l'egemonia non è dei diritti, della scienza, della relazione ma è della forza, dei fucili, della frontiera. 
White men, dead bears.
Insomma, non il solito attacco alle leggi ambientali. Qualcosa di diverso.

Per far fronte a questa inedita offensiva politica e culturale, le organizzazioni ambientaliste statunitensi stanno organizzando un sistema di risposta legale ma anche forme di resistenza di tipo civile. Al tempo della prima amministrazione Trump funzionò. Questa volta è molto più difficile, pur non impossibile.
Il compito al quale sono chiamati gli ambientalisti americani  - e non solo loro - è grande. È il compito di chi deve difendere una visione del mondo e un secolo di storia, da Yellowstone e Yosemite ad oggi, ma anche un'occasione importante per crescere e affrontare i dilemmi del futuro, che sono tanti e intricati, a prescindere da Donald Trump.

Danilo Selvaggi - Direttore generale LIPU

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