Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1976 con un’introduzione di Dario Paccino, ora inclusa in appendice, Sfruttamento, inquinamento, guerra. Scienza di classe indaga il legame profondo tra quelle che Jean Fallot definisce “le tre teste del capitale”. Se la guerra imperialistica, come tutte le forme di violenza degli sfruttatori, rappresenta la condizione strutturale delle società di classe, funzionale a difendere i privilegi e spartirsi risorse e territori, l’inquinamento, per contro, ne è la conseguenza storicamente determinata: la corsa al profitto e l’incessante progresso tecnologico, guidati dalla necessità di generare un sempre maggiore plusvalore, conducono alla distruzione della natura insieme al sovra-sfruttamento delle risorse umane e alla loro alienazione. L’inquinamento emerge dunque come esito inevitabile del modo capitalistico di organizzare il rapporto tra società e natura, evidenziando la necessità di ripristinare un metabolismo sociale e naturale ormai gravemente distorto. Cinquant’anni dopo, quest’opera si conferma un classico dell’analisi marxista e dell’ecologia politica.
La nuova edizione, arricchita da un’introduzione che ne ripercorre la genesi e ne analizza l’attualità, rilancia la domanda cruciale posta da Jean Fallot: è possibile immaginare una scienza che, anziché alimentare il dominio e la distruzione, si schieri dalla parte della vita, dei bisogni umani e della giustizia sociale?
INDICE
Introduzione
di Giovanni Ormesi e Alessandro Picone
Premessa
Capitolo I - Lo sfruttamento
Sfruttamento capitalista e produzione, p.51
Sfruttamento capitalistico e prodotti, p.61
Bisogni e sfruttamento, p.71
Ozio e sfruttamento, p.81
Sfruttamento, inflazione e speculazione, p.93
Sfruttamento e repressione, p.101
Capitolo II - L'inquinamento
Il problema dell'inquinamento e il marxismo, p.111
Sfruttamento e inquinamento, p.119
Le contraddizioni dell'ecologia capitalistica, p.135
Inquinamento e ragione di classe, p.157
La sovraffatica degli egemoni?, p.175
Natura e sistema capitalistico, 179
Nota, p.193
Capitolo III - La guerra
Superiorità bellica e sfruttamento, p.201
Il sistema capitalista e la ragione della guerra, 203
Il sistema capitalista e gli strumenti della guerra, 217
Il doppio ciclo dell'invenzione, della produzione e del consumo capitalistico dei mezzi bellici, p.229
Nota, p.245
Capitolo IV - Lo sfruttamento, l'inquinamento, la guerra e la produzione capitalistica
La scienza di classe, p.251
I dati economici, p.265
Le condizioni naturali, p.281
L'alternativa politica, p.285
Osservazioni, p.293
Appendice supplementare
Introduzione di Dario Paccino all'edizione del 1976, p.299
Indice dei nomi, p.307
Dall’Introduzione di Giovanni Ormesi e Alessandro Picone:
Nel rileggere, a cinquant’anni di distanza, Sfruttamento, inquinamento, guerra, un dato salta subito all’occhio: si tratta di un testo che risulta “infiammato” dalla prospettiva di una società alternativa, intesa non come vacua enunciazione di un’utopia impossibile da realizzare, né tanto meno come profezia di un destino imminente, ma come obiettivo verso il quale bisogna orientare fin da subito, nella consapevolezza delle grandi difficoltà oggettive e soggettive da superare, la propria azione culturale e politica. In confronto, non c’è dubbio che questa sia un’era di attese più limitate. Mentre il passato appare come una raccolta di tragedie o di sconfitte, il futuro, da promessa, è diventato una minaccia: più che prefigurare il mondo emancipato, delinea quello delle catastrofi ecologiche annunciate.
Per molti versi, il testo di Fallot pare provenire dall’altro versante di una frattura temporale, ed è anzitutto con questo scarto temporale che chi vi si approccia oggi è chiamato a fare i conti e a riflettere. Una distanza che non riguarda meramente una trasformazione nella tonalità emotiva generale, il passaggio da un futuro radioso a uno minaccioso. Lo stesso Fallot, d’altronde, aveva bene in vista una critica delle illusioni del “principio speranza” in nome delle minacce che già gravavano sul suo presente e che tormentano il nostro. Piuttosto, a un livello culturale più profondo, la sua riflessione rinvia a una differente costellazione storica, sociale e ideologica.
Per recuperare questa riflessione e afferrarne il significato appare utile, quindi, fornire alcuni elementi di contesto, provando a rivelarne i processi generativi e di sviluppo in rapporto al momento e alla situazione particolari in cui è emersa, affinché si possa così valutare il suo possibile contributo al nostro tempo e la forza critica del suo pensiero possa operare sulle questioni contemporanee, pur nella consapevolezza della trasformazione dei contesti storici di riferimento e degli orizzonti di senso. È in questo esercizio, come ha osservato Fredric Jameson, che risiede la dimensione propriamente politica dell’ermeneutica: fornire «i mezzi per restare in contatto con le sorgenti dell’energia rivoluzionaria in un periodo di ristagno, per conservare, a livello sotterraneo, il concetto di libertà durante le epoche geologiche di repressione».