Copertina di Flaminio (Il) N. 16
Categoria: Territorio
Editore: Comunita' Montana delle Prelpi Trevigiane
Pagine: 192
Biblioteca: BFDR
Anno: 2008

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Scheda

IL FLAMINIO
Sommario del n° 16 - Maggio 2008

Saggi

Giuseppe Cuscito - Il culto di Santa Augusta e le origini cristiane a Ceneda.

Il saggio è una rilettura critica, ricca di notazioni e di apporti originali, del culto della Santa di Serravalle in relazione alle origini del cristianesimo nel cenedese. Dal lontano Medioevo la figura di Santa Augusta proviene a noi lungo un percorso in cui storia e leggenda sono inestricabilmente intrecciate: ma il culto onde le generazioni di qui l'hanno fatta segno da molti secoli, si iscrive nella storia di questi luoghi e tiene aperti per gli studiosi - storici ed archeologi soprattutto - itinerari suggestivi di ulteriori ricerche.
(Il Flaminio, 16, 2008, p.9)

Silvia Bevilacqua - La statua di San Tiziano in Cattedra nella Cripta cenedese.

E' la prima analisi storico-artistica della statua del Santo Patrono dellaa Diocesi di Vittorio Veneto, basata tra l'altro su puntuali ricerche negli archivi locali. Ne risulta l'autore - mastro Galeazo Milanese -, la data di esecuzione - i primissimi anni del 1500 -, e documenta la storia della sua presenza nella Cripta della Cattedrale cenedese e delle sue successive collocazioni all'interno dello spazio sacro, che a sua volta nel tempio si è venuto definendo. E propone l'avvio per ulteriori ricerche, che valgono a definire compiutamente la figura dell'autore, e insieme ad assegnare il dovuto ruolo a quest'opera, finora poco conosciuta, all'interno del suo contesto culturale, storico e devozionale.
(Il Flaminio, 16, 2008, p.31)

Giampaolo Zagonel - Lorenzo Da Ponte e la critica italiana fino agli anni sessanta del Novecento.

Un saggio sintetico, ma completo, della fortuna  critica di Da Ponte fino agli anni sessanta del secolo scorso  (cui farà seguito, ed uscirà nel prossimo numero, la trattazione del tema dagli anni sessanta ad oggi). Un percorso, quello della fortuna critica dello scrittore cenedese, vario ed accidentato, ricco di chiaroscuri, contraddizioni, e di valutazioni anche fortemente contrastanti. Si può dire che fin dai suoi esordi nella carta stampata Da Ponte abbia diviso i suoi critici in due parti tra loro irriducibilmente avversi: quello degli estimatori, più esiguo; e quello degli stroncatori, maggioritario. Più attenti i primi alle ragioni dell'arte e all'importanza dell'opera letteraria dapontiana; più inclini i secondi a indagare sull'uomo Da Ponte e a trarre dall'esame dei suoi difetti e dei suoi vizi elementi probanti per valutazioni critiche quasi sempre affrettate e arbitrarie. Una vicenda esemplare, quella della critica dapontiana, specchio fedele dell'intero panorama della critica dapontiana, specchio fedele dell'intero panorama della critica italiana, su cui nel tempo hanno operato - e tra loro contrastato - le mode, le correnti, le famiglie, le scuole (soggette quest'ultime al dominio dei capiscuola), un pò tutte impegnate a sventolare le rispettive bandiere. Ciò vale (più) per l'Ottocento e (meno, un pò meno) per il Novecento. Oggi sembra che le cose stiano un poco cambiando. Non resta, per chi ha tempo, che attendere.
(Il Flaminio, 16, 2008, p.47)

Giuseppe Vedovato - Sei secoli di presenza camaldolese nella Diocesi di Ceneda - Vittorio Veneto.

La secolare presenza dei Camaldolesi nella Diocesi di Ceneda-Vittorio Veneto è stata potente fattore di diffusione del cristianesimo in questa terra e, insieme, del definirsi della sua identità culturale e civile. I quattro centri - San Benedetto (di Costa Tasera) di Feletto, San Martino di Oderzo, Santa Maraia di Follina, Santa Maria Assunta (Rua) di Feletto - da cui per per sei secoli si è irradiato, tra Piave e Livenza, il carisma della comunità di Camaldoli, si iscrivono pertanto nella storia del territorio, e conoscere le loro vicende significa anche capire meglio le ragioni e le forme di essa. Le soppressioni del Settecento ed Ottocento ad opera del potere civile hanno cancellato la presenza dei camaldolesi, come nel Veneto, così in terra cenedese. Ma i segni che si stanno moltiplicando di un loro ritorno in questa regione motivano anche qui in molti un'attesa intrisa di speranza.
(Il Flaminio, 16, 2008, p.99)

Antonio Della Libera - Il Piave e le sue risorse idriche.

Il Piave è "monumento" storico della nostra terra, che ad esso si intitola per le vicende della prima Guerra Mondiale, e anche "segno" geografico importante, che taglia due territori della stessa Provincia di Treviso: ma come fiume significa ormai poco nella percezione comune, tanta è la differenza tra l'ampiezza del suo letto e l'esiguità del corso d'acqua, girovagante ed incerto sulla via da percorrere, a cui ormai si riduce (almeno nei territori bellunese e trevigiano: nel breve tratto veneziano, infatti, le cose cambiano). Eppure si tratta di gran lunga della più importante risorsa idrica dell'intero territorio del suo bacino, e le sue acque, generosamente distribuite in superficie e nelle falde profonde, incanalate e dirottate dall'uomo per la sua utilità, ad alimentare centrali elettriche e ad abbeverare i campi, rappresentano per questa terra una autentica condizione di vita. Il saggio ci dà di ciò efficace dimostrazione.
(Il Flaminio, 16, 2008, p.99)

Vittorino Pianca - Carla Baxa. Una storia italiana.

Carlo Baxa, di Pisino d'Istria (fino al 1918 territorio dell'Austria), fu capitano di cavalleria dell'esercito austro-ungarico, e dal febbraio al luglio 1918 Comandante di Tappa a Vittorio Veneto. Animato da sentimenti profondamente italiani, egli non si peritò in quel difficile periodo di attivarsi per alleviare le sofferenze della Vittorio invasa, nonché di fornire informazioni preziose - attraverso un gruppo di amici locali e di altri suoi collaboratori italianeggianti (tra i primi il Sindaco Francesco Trojer e il facente funzione di Segretario Comunale Labano Brunoro; tra i secondi in particolare Cesare Pagnini) - ai nostri Camillo De Carlo e Alessandro Tandura, che a loro volta trasmettevano ai Comandi italiani oltre il Piave. Unaa bella figura, Carlo Baxa, ricordata con ammirazione e gratitudine da tutti i testi vittoriesi che parlano dell'anno dell'invasione. La memoria in questa sede vale anche per risarcire (almeno in parte) il coraggioso istriano di quel tributo d'onore che la sua terra non gli ha ancora reso.
(Il Flaminio, 16, 2008, p.105)

Aldo Toffoli - La breve storia di Gianni De Polo. Una testimonianza.

Una piccola pagina di storia vittoriese ha per protagonista Gianni De Polo, un giovane studente che, in tempi di guerra civile, fece la scelta della libertà, e alla libertà sacrificò la sua giovanissima vita. Una figura e una vicenda rilette da un testimone di quel tragico periodo, sullo sfondo di fatti e di personaggi su cui una comunità che abbia rispetto della sua storia e della sua identità deve fare memoria.
(Il Flaminio, 16, 2008, p.129)

Profili - Ricordi (p.151)

Ottavio Biffis - Paolo Marinotti.

Figlio di Franco Marinotti, il grande industriale fondatore e a lungo Presidente della SNIA Viscosa, e suo collaboratore, Paolo Marinotti è stato soprattutto uomo di cultura e, anche se in modo non organico, poeta e traduttore di poeti. Ma la sua memoria è legata soprattutto al Centro Internazionale delle Arti e del Costume di Palazzo Grassi, in Venezia, ddi cui fu il primo direttore, promotore impareggiabile del prestigio e della fortuna di quell'istituzione veneziana.
(Il Flaminio, 16, 2008, p.151)

Enrico Dall'Anese - Paolo Martorel.

Vittoriese di nascita e di scuola, poi trasferito a Pieve di Soligo, Paolo Martorel ha realizzato in quella terra, in cui fu definitivamente e totalmente radicato, una presenza importante nei vari campi della vita sociale e pubblica. Insegnante e uomo di scuola, pubblico amministratore, autentico animatore culturale, egli ha dato il meglio di sé nella produzione editoriale che, fatto più unico che raro, ha sempre realizzato a più mani con selezionatissimi collaboratori. Al più assiduo di questi (trent'anni di lavoro in comune) legato a lui da una grande affinità di spirito e di cultura, non poteva non toccare il compito di tracciarne in questa sede, dove il nome di Paolo Martorel è più volte comparso.
(Il Flaminio, 16, 2008, p.157)

Emanuela Da Ros - Basilio Sartori

Un breve, affettuoso ricordo di una discepola/collaboratrice di una delle ultime figure di preti studiosi della storia della loro terra. Paziente indagatore di archivi (specie quello del Seminario di Vittorio Veneto, di cui era responsabile), prolifico di pubblicazioni aventi soprattutto per tema la storia delle parrocchie del cenedese, mons. Sartori (don Basilio, per i suoi tanti amici) è stato una figura importante del mondo culturale soprattutto vittoriese e ha dato un contributo prezioso alla conoscenza della storia di queste contrade.
(Il Flaminio, 16, 2008, p.161)

Loredana Imperio - Basilio Sartori, Socio fondatore del Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche.

Mons. Sartori ricordato tra i benemeriti che hanno dato vita a uno dei sodalizi culturali più importanti e vivaci di Vittorio Veneto. La Presidente del Circolo lo rievoca come assiduo frequentatore delle sue adunanze, figura carica di simpatia, oggetto di affetto universale, presenza indimenticabile nello stesso paesaggio della sua Ceneda.
(Il Flaminio, 16, 2008, p.165)

Rassegna bibliografica (p.167)

(Mario Ulliana) Carmelo Patti, I Santi in Cantina.
(Ezio Valentini) Loredana Imperio, Parigi 1307. Il venerdì maledetto dei Templari.
(Giampaolo Zagonel) Lorenzo Da Ponte, Libretti londinesi, a c. di Lorenzo della Chà.
(Silvano Piccoli) Daniele Francesconi, Vita, opere scelte, epistolario, a c. di Giampaolo Zagonel.
(Aldo Toffoli) Silvano Piccoli, Le Poesie di Gaio Valerio Catullo tradotte in dialetto trevigiano.
(Silvano Piccoli) Guido De Carlo, A oriente del cielo. Poesie.

Precedenti numeri de "Il Flaminio". Sommari (p.179)

Data di modifica: 30 Novembre -0001