Il popolo americano ricusa Trump con il voto. È iniziata la fine del presidente peggiore e più a destra che gli Stati Uniti abbiano mai avuto durante tutto il dopoguerra.
E se potessimo fidarci delle parole del presidente americano -“userò i miei enormi poteri ma accetto i risultati del voto”- potremmo dire che gli restano meno di due anni da “anatra zoppa” prima della scadenza del mandato.
Speriamo che i danni che potrà fare in questo periodo non siano più gravi di quelli che ha già fatto.
Alle 6,15 italiane di oggi, i democratici hanno conquistato il Senato, secondo Associated Press; per la Camera alcune testate ne proiettano già la vittoria, come riferisce Reuters.
Tra i risultati più importanti al Senato, oltre alla North Carolina già segnalata, ci sono le conquiste democratiche in Texas, Kansas, Ohio e South Carolina. In Texas vince James Talarico; in South Carolina Annie Andrews. Sono successi in Stati che sembravano molto difficili da sottrarre ai repubblicani.
I democratici avanzano anche nelle elezioni dei governatori: Gina Hinojosa batte Greg Abbott in Texas, mentre conquistano anche Ohio e Iowa.
Per Abdul El-Sayed, il candidato progressista al Senato in Michigan, non si ha ancora una vittoria confermata da una fonte affidabile, anche se risulta in vantaggio.
È andata bene anche alla sinistra socialista, oltre che ai democratici nel complesso.
Alla Camera, cinque nuovi candidati sostenuti dai DSA risultano eletti. Sono state inoltre rielette Alexandria Ocasio-Cortez e Rashida Tlaib.
Sommando queste conferme, la componente socialista arriva dunque ad almeno sette deputati.
Sul piano locale, invece, risultano vittoriosi, nelle elezioni a sindaco, Janeese Lewis George a Washington, capitale federale, e David Morales a Providence, capitale dello Stato del Rode Island; entrambi espressione della sinistra socialista.
In generale tra i democratici si rafforza al Congresso la vasta area dei democratici progressisti.
E Meloni cosa dice? Questa volta tace.
Dopo essersi sottomessa ai piedi di Trump e averne nei fatti condiviso la politica estera, i dazi e la corsa al riarmo oltre che le politiche della reimigrazione, Meloni sa che le conviene il silenzio perché il popolo italiano disprezza Trump.
Ma per Meloni stamani non sarà una bella giornata mentre per noi lo è ed abbiamo motivo essere contenti.
Tocca a noi l’anno prossimo trattarla come già l’abbiamo trattata al referendum sulla giustizia e ripetere con lei, tra meno di un anno, quello che il popolo americano ha fatto con Trump.
Spezzare l’onda politica della destra neofascista in Europa e in Italia non sarà facile, ma oggi sappiamo che è possibile e francamente gioiamo perché al suo capo americano è stato dato un colpo ferale.
(Enrico Rossi, Facebook)