INTERVISTA A MARCO REVELLI ( da il Fatto Quotidiano)
"È in atto una gigantesca campagna di condizionamento mentale pro-guerra, ma almeno tengano giù le mani dai partigiani".
Dopo ogni domanda Marco Revelli si prende qualche secondo, fa sentire il peso di ogni ragionamento sulla Resistenza, l'argomento che da politologo ha studiato per una vita, ma che prima ancora porta nella carne, figlio di quel Nuto Revelli che della Liberazione fu protagonista.
E allora non ci sta, Revelli, all' equazione divenuta ricatto morale: se sei fiero della Resistenza, devi per forza volere gli aiuti militari all'Ucraina. In una parola: "Una bestemmia".
_ Professor Revelli, la sovrapposizione tra Resistenza italiana e guerra in Ucraina è frequente. _
"Credo che non abbia fondamento storico né etico. Da figlio di partigiano, cresciuto in quella cultura, da persona che non ha mai omesso di festeggiare un 25 Aprile, quando sento questo paragone provo un senso di disagio. Non perché non mi senta vicino agli Ucraini e a chi soffre, tutt'altro!, ma per una quantità di ragioni". _ La prima? "La Resistenza aveva il suo fondamento qualificante nella spontaneità e nel carattere volontario. Non c'erano Suv neri che caricano a forza i giovani per arruolarli, questo lo facevano i repubblichini. E poi ve lo immaginate Ferruccio Parri che gira il mondo parlando solo di armi o chiedendo soldi? È grazie a quelli come lui se nella nostra Costituzione c'è l'articolo 11 e il ripudio della guerra. Aggiungerei che in Ucraina, certo invasa, si fronteggiano due Stati e due eserciti. Quando parliamo di dare armi a Kiev, parliamo di governi che cedono armamenti a un altro governo, non di popoli che aiutano con convinzione e altruismo un altro popolo, il che è ben diverso".
_ Anche ai partigiani però venivano fornite armi dagli Alleati...
"All' inizio dagli Alleati arrivavano armi con contagocce, e non certo a tutte le formazioni, per esempio non ai comunisti. Ma il grosso degli armamenti i partigiani lo conquistavano in battaglia. Io sono di Cuneo e uno dei motivi per cui qui la Resistenza fu molto forte è perché si sciolse la Quarta armata in ritirata dalla Francia, abbandonando le armi. La formazione di mio padre, la Banda Italia Libera, si è armata così, e poi attaccando caserme fasciste, postazioni militari, eccetera. Armi leggere, ovviamente. I lanci degli Alleati non erano certo condizione sufficiente per portare avanti la Resistenza".
_ Esiste una sovrapposizione ideologica possibile?
"La Resistenza italiana, con l'eccezione dei badogliani, era scevra da ogni elemento di nazionalismo. E qui sta un'altra grande differenza. Come ha scritto lo storico Claudio Pavone, la nostra è stata senz'altro una guerra di liberazione e una guerra civile, ma anche, aggiungerei, una guerra interiore. Chi ha fatto la scelta partigiana ha combattuto i fascisti e i tedeschi, ma pure quella commistione di fascismo e nazionalismo che aveva respirato per vent'anni. Quel pezzo di fascismo che avevano dentro. Se penso alla scelta partigiana di mio padre, penso al riscatto dei suoi compagni caduti in Russia per colpa del fascismo, penso alla vendetta nei confronti dei tedeschi, ma anche al riscatto di quei 20 anni di ignoranza in cui era cresciuto assorbendone alcuni elementi. Questa specificità non è nulla che si possa assimilare a quanto accade in Ucraina".
_ Il fatto che la Resistenza proseguisse in parallelo con le battaglie degli Alleati implica qualche altra differenza?
"Certo. La nostra Resistenza si inserisce dentro una guerra mondiale già in corso subendone le vicissitudini. L'Ucraina no, può essere al contrario il detonatore di una guerra mondiale che sarebbe totale nella sua distruttività. D'altra parte è indubbio che i partigiani non avrebbero potuto vincere da soli, anche se il contributo militare è stato comunque rilevante. Il loro destino dipendeva da eventi enormi, come Stalingrado, lo sbarco in Normandia, lo sbarco in Sicilia. La Resistenza però e soprattutto ha permesso all'Italia di emendarsi della colpa vergognosa del fascismo, altrimenti sarebbe rimasta inchiodata alla vergogna del regime".
_ Dunque è un dibattito falsato in partenza?
"Quante altre 'resistenze' dovremmo sostenere nel mondo? Quella palestinese (cosa direbbero i fautori delle armi a Kiev se qualcuno proponesse di riempire di armi la Palestina?). O forse la difesa dell'Iran (anche lì c'è un aggredito e un aggressore), o del Venezuela ... È in atto una gigantesca campagna di condizionamento mentale per prepararci alla guerra con tecniche truffaldine che suonano come un insulto alla nostra intelligenza.