Regione Veneto: ancora una volta non cambia nulla. Anzi, cambia tutto affinché resti tutto come prima. Il blocco politico regionale che aveva sostenuto la presidenza Zaia oggi sostiene il giovane rampollo Stefani. Per il movimento ecologista e operaio cambia poco o nulla. Ancora lo stesso capitalismo padronale e agricolo, morti sul lavoro, consumo di suolo,  vigneti e pesticidi, liberismo a tutti i livelli, degrado della Sanità, della Scuola e di tutte le Istituzioni che avevano retto il Welfare democristiano.

Siamo nati nelle catacombe e dalle catacombe dobbiamo ripartire, prendendo comunque atto di alcuni passaggi e di alcune varianti nell'assetto dominante.

1- La Lega è ancora la "Lega di Zaia" che con i suoi 19 consiglieri e le 200.000 preferenze personali funge da perno del centrodestra, doppiando i voti di Fratelli D'Italia e prefigurando una dimensione da ago della bilancia in caso di degenerazioni nazionaliste romane. Sulla carta esiste anche una maggioranza alternativa ipotetica Lega- PD (che ha 14 consiglieri contro i 12 di Fratelli-Forza Italia). Il "segreto politico di Zaia" sta in questi numeri.

2- Zaia abbaia ma non morde. Aveva annunciato il "partito regionalista modello CSU bavarese" che sarebbe stato nient'altro che l'applicazione del federalismo all'interno del suo partito. Ma il centralismo nazionalista romano lo ha bloccato (forse ricattato?) e non se ne è fatto nulla. Per mordere dovrebbe passare da una indistinta "Lista Zaia" ad un vero e proprio Partito regionale, una Lega Nord del Veneto, autonoma dalla Lega nazionalista di Salvini e Vannacci, e coerente espressione della "Autonomia" tanto sbandierata quando ignorata da tutti. Autonomia scomparsa. Ma anche il PD non ci sente da questo orecchio, come del resto tutto il Campo largo. Fico a Napoli è stato chiaro. Mai Autonomia differenziata, cioè mai federalismo. 

3- Il ricambio generazionale, nonostante il generale astensionismo giovanile, si è realizzato portando in Consiglio, oltre al giovanissimo Stefani in casa leghista, i consiglieri della nuova leva ambientalista, Cunegato a Vicenza e Ostanel a Padova. Torna a casa Andrea Zanoni, nonostante le 4000 preferenze personali. Restano a casa Bettin dei Verdi e l'ormai lesso Toni Da Re , nato venetista, poi per un pò salviniano per finire post-berlusconiano. Un classico del trasformismo popolaresco senza arte nè parte. 

4- A Treviso, oltre a Manildo, avremo tre altri consiglieri del suo cerchietto magico, gli anonimi e probabilmente democristiani Galeano, Cendron e Rocco. Entra anche il gettonatissimo Dott. Szumsky con un solido 5% e un secondo consigliere al suo fianco. Fuori Zanoni e dentro Szumsky, dunque. 

5- A Venezia città vince il centro-sinistra e questo per il leghismo venetista e per il nazionalismo romano è uno smacco bello e chiaro. Ma Venezia non è il Veneto.

L'agenda politica per il movimento popolare non cambia: no alla guerra, solidarietà al popolo palestinese, difesa del territorio, della biodiversità, della Sanità pubblica. Critica alla globalizzazione capitalistica che mette in pericolo ecosistemi, popoli, e lavoratori. 
Avanti sempre!