Condividiamo questo dichiarazione di Danilo Selvaggi, Direttore Lipu Italia
IL LUPO, GLI AGNELLI E LA TEORIA DEL NEMICO
Come la destra europea intende smantellare le politiche ambientali e tornare al passato
Gli attacchi mossi negli scorsi mesi dai partiti sovranisti e di centro-destra alle organizzazioni ambientaliste europee hanno portato all'istituzione di un gruppo di lavoro con il compito di esaminare i finanziamenti dati dalla Commissione europea alle Ong per il sostegno alle politiche ambientali. La richiesta iniziale, da parte di Ecr (la famiglia europea di Fratelli d'Italia), di formare una commissione d'inchiesta è stata bocciata, data la sua abnormità e le stesse conclusioni della Corte dei Conti europea, la quale ha affermato la correttezza dei fatti salvo la necessità di maggiore trasparenza ("Durante il nostro audit non abbiamo riscontrato un solo caso di violazione dei valori dell’Ue da parte di una Ong"). Eppure, il mondo sovranista insiste (con il netto appoggio del Partito Popolare) e attraverso il gruppo di lavoro cercherà comunque di ostacolare il lavoro degli organizzazioni. La ragione, manco a dirlo, è ovvia: non il bisogno di chiarezza, non un ritrovato senso di legalità ma lo stop alle politiche ambientali, di cui le Ong sono un fattore decisivo. L'ultimo attacco alle politiche ambientali comunitarie risale a poche ore, pochi giorni fa: l'opposizione alla direttiva Green Claims sul "greenwashing", cioè le dichiarazioni mendaci delle aziende in tema di pratiche green. La Commissione von der Leyen ha fatto sapere di voler ritirarla salvo ripensarci, di fronte alle dure proteste di Socialisti e Verdi, arrivati a minacciare l'abbandono della coalizione di governo. "Ora basta!". Altri attacchi seguiranno e le stesse direttive Natura (Uccelli e Habitat), così come il programma Life, non possono sentirsi al sicuro. In tutto questo, la posizione di Ursula von der Leyen è stata ed è centrale. Dopo il sostegno, fortissimo ed esplicito, dato al Green Deal all'inizio della scorsa legislatura, la presidente della Commissione ha via via cambiato idea, raffreddando l'appoggio, ammiccando alle proteste dei "trattori" e infine rallentando o cancellando del tutto alcuni programmi essenziali per la transizione ecologica quali, ad esempio, quelli sulle foreste, la riduzione dei pesticidi e l'agroecologia in generale. La stessa von der Leyen ha speculato non poco sulla vicenda della protezione del lupo, battendosi in prima persona per il suo declassamento, raccogliendo la propaganda più facile ("Noi siamo gli agnelli ma voi sostenete il lupo", diceva uno dei commenti pro allevatori) e trasformando un tema problematico, da affrontare con serietà e saggezza, in una mera bandiera antigreen. L'approvazione della Nature Restoration Law è stata, in tale contesto, una sorta di miracolo, a fronte di un'opposizione che è cresciuta a dismisura, non ha avuto remore ad usare gli argomenti più bassi e banali ("Volete cacciare l'uomo e ricreare le paludi") e ha messo in campo i pezzi politici da novanta come Viktor Orban, che ha tolto in extremis il voto favorevole dell'Ungheria alla legge, mettendola a serio rischio. C'è tuttavia un aspetto molto importante che mi preme sottolineare. Il sentimento e le azioni antiambientaliste hanno raggiunto le alte vette di oggi principalmente perché mai le politiche ambientali istituzionali erano arrivate all'ambizione di questi anni. Mai si era arrivati a programmi come quelli proposti dall'Europa nella legislatura precedente. Programmi stringenti, vincolanti (come la Restoration Law) e non semplici linee guida strategiche. Rigenerare entro il 2050 l'intero territorio naturale europeo, cioè il 90% degli habitat naturali. Non uno scherzo. E' anzitutto questo che ha scatenato la reazione violenta, mescolata alle pesanti situazioni geopolitiche di questi nostri tempi difficili, e ha spinto ad un sostanziale voltafaccia buona parte dei vertici europei, a cominciare da Ursula von der Leyen. Inoltre - altro aspetto da considerare attentamente - l'azione anti-ambientale dei nostri tempi va letta non più soltanto con l'obiettivo del mantenimento dello status quo economico ma nei suoi profondi risvolti culturali, legati all'idea di un ritorno al passato, uno scavalcamento all'indietro delle conquiste normative e - soprattutto - del sistema di idee intorno ad esse. Della cultura ambientale e della cultura illuminista, in senso lato come cultura della conoscenza, dei diritti, dell'apertura. Una contro-egemonia. "L'uomo al centro": Giorgia Meloni, Francesco Lollobrigida, Nicola Procaccini, Manfred Weber, Alternative für Deutschland e tutto il variegato mondo sovranista lo ripetono da tempo. Al centro non più il lupo ma l'uomo e gli agnelli, in una declinazione che, ovviamente, deve per forza contrapporre il lupo all'uomo e agli agnelli, altrimenti non funziona più. E' la Teoria di Carl Schmitt, la Teoria del Nemico applicata anche alle questioni ambientali. Senza il nemico siamo nulla. Il nemico aiuta lo spirito di inimicizia e dunque le soluzioni più sommarie, più sbrigative. Per la cultura e i programmi ambientali, la combinazione di privilegi economici e Teoria del Nemico può essere dirompente. L'idea degli effetti che questa alleanza può provocare è scoraggiante. Eppure ci sono ragioni validissime, almeno tre, per resistere ed anzi rilanciare: 1) è nei momenti difficili che servono il massimo impegno e lo spirito giusto; 2) le conquiste normative ottenute sono così importanti che vanno difese a spada tratta ed anzi integrate, arricchite da nuove conquiste. Altro che smantellamento; 3) nessun ritorno al passato, nessuna difesa dei privilegi iniqui e insostenibili di oggi potranno garantire un domani adeguato. Il futuro, per ragioni incontrovertibili, può essere solo ecologico. E' quest'ultimo punto che va messo a fuoco. Le fondamenta e le mete dell'ambientalismo sono tali da rappresentare non il problema ma la soluzione. L'unica vera soluzione perché l'unica che considera attentamente le invariabili in gioco: i limiti del pianeta, i bisogni della gente, i bisogni degli ecosistemi, la saggezza nella distribuzione e nell'uso dei beni naturali, la necessità di cosmopolitismo e dialogo piuttosto che nazionalismo e conflitto. Teoria Ecologica, altro che Teoria del Nemico. Ci aspettano tempi difficili ma esistiamo anche e soprattutto per questo. Ne vale la pena.